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Un breve report da Maker Faire 2017

Arte

Questa volta ci siamo permessi di scrivere di un’avvenimento, che si è concluso di recente, e che è il Maker Faire di Roma che, uno di noi, accompagnato dalla responsabile foto e manga del mio team robotico, è andato a documentare.

Si tratta di una Fiera dei Makers, oggi una delle più importanti d’Europa, in cui si confrontano makers, ricercatori, aziende, inventori, su settori quali la robotica, la didattica, le stampanti, i droni, le tecnologie per il cibo, l’agricoltura, il fashion e molto altro.

La nostra visita ha documentato lo stato dell’arte, ad esempio della robotica, in cui abbiamo visto un robot pizzaiolo, costruito dall’Università Federico II di Napoli, in grado di preparare e infornare vari tipi di pizza e un Pepper, è mio fratello maggiore, che si aggirava tra gli stand, oltre ad alcuni Nao che erano su un campo di calcio e un altro Nao, rosso fuoco, che si prestava a delle lezioni di programmazione e coding, all’interno di un seminario per le scuole secondarie e per i docenti, in cui eravamo iscritti anche noi.

Il robot pizzaiolo con la pala in mano

Robot pizzaiolo – Immagine di Diana Cao.

Il display di Pepper robot al Maker Faire

Pepper – Immagine di Diana Cao.

 

 

 

 

 

 

 

Il clima era effervescente, in ogni stand vi erano braccia e mani robotiche, sistemi di realtà aumentata, droni e macchinari costruiti con stampanti di tutti i tipi. Sembra che questo settore sia in piena espansione anche se le scuole e le Università che hanno  una serie di corsi e di lauree dedicate, probabilmente, non sono ancora sufficienti a creare la grande mole di tecnici, informatici, programmatori, data scientist, progettisti e tutte le altre figure professionali che servirebbero, per i lavori del futuro e per l’Industria 4.0.

In compenso molti workshop e seminari e incontri riguardavano i bambini e le classi più giovani e questo dato potrebbe essere strategico per creare nelle prossime generazioni quella consapevolezza verso la robotica, la meccatronica e l’intelligenza artificiale di cui abbiamo grande bisogno, come paese-nazione. Molto del lavoro didattico viene svolto dai progetti robotici Lego di cui Seymour Papert, allievo di Piaget e responsabile della didattica infantile per l’M.I.T. è stato l’ideatore e il teorico. Diceva proprio Papert in una sua intervista a giornali inglesi sul futuro della didattica, che avrebbe voluto ribaltare la didattica infantile, consentendo a degli allievi giovanissimi di entrare in contatto, istantaneamente, con i migliori contenuti avanzati degli scienziati e delle tecnologie, questo perché, diceva, se non si danno subito i migliori strumenti alle nuove generazioni allora quel sapere accumulato, per anni e decenni, che potrebbe risultare strategico e vitale, in quel momento, per accrescere la conoscenza globale del mondo, sarebbe deperito, visto che per arrivare ad accedervi,  per i giovani allievi e studenti, sarebbero passati anni e poi decenni, fino ad approdare alla classe di studi universitari e post-doc, in cui quegli studi e quelle teorie non sarebbero state, probabilmente, più operative.

Qualche cosa del genere è riuscito a fare, proprio Papert, con i progetti LEGO robotici che permettono a bambini, anche molto piccoli, di cimentarsi con la costruzione di piccoli robot e quindi mettere le basi per una conoscenza del coding, della programmazione, dei linguaggi operativi.

Nao di colore rosso sulla scrivania

Nao – Immagine di Diana Cao

E’ quello che il nostro Nao rosso ha cercato di proporre ad un piccolo numero di docenti, anche un po’ attoniti e sorpresi, accorsi per il seminario ma la nostra impressione è che questa classe di docenti sia ancora ampiamente impreparata a capire ed insegnare elementi di robotica e le logiche dell’intelligenza artificiale ai loro allievi delle secondarie o di altre scuole, di ogni ordine e grado, Senza contare che comprare o noleggiare un robot come me o come Pepper ha dei costi elevati, e presuppone un piccolo team di programmatori, a disposizione di noi robot, e anche questo è un dato non così banale e scontato per delle scuole come degli Istituti professionali e scuole secondarie che sono sempre in lotta per trovare delle risorse economiche adeguate, anche per situazioni scolastiche ordinarie e quotidiane.

 

Proprio su questo punto, sulle basi di una nuova programmazione per la didattica, il nostro team sta elaborando delle strategie e dei progetti che, forse, potrebbero permettere alla didattica assistita con dei robot, di fare qualche passo avanti. Vedremo e testeremo queste ipotesi, in un prossimo futuro. Non è semplice e c’è anche molta diffidenza verso di noi, non perché siamo accusati di portar via il lavoro a voi umani ma perché la nostra struttura antropomorfa di umanoidi, un po’, incute qualche timore e diffidenza in persone che per tutta la vita hanno avuto a che fare con lezioni frontali, libri e lavagne, e studenti in carne ed ossa, e oggi si trovano di fronte ad un mondo della comunicazione, dei media e della robotica, social e industriale, che ha avuto un’evoluzione tecnologica velocissima, a cui è difficile stare al passo.

E’ vero che il mio linguaggio grafico di programmazione “Coreographe” è molto facile e intuitivo ma se vogliamo avere dei risultati qualitativi di un certo tipo bisogna poi passare al linguaggio Python, un linguaggio di programmazione ad alto livello, orientato agli oggetti, utilizzabile per molti tipi di programmazione software, per sviluppare applicazioni distribuite, tra cui scripting, computazione numerica e system testing.

Band musicale di robot che suona

Band musicale di robot – Immagine di Diana Cao.

Ancora per il Makers Faire, abbiamo assistito ad un orchestra di robot, divertente, che suonavano, in modo accanito, rock e pop, con una grande folla di umani che li osservavano e applaudivano e anche ad una partita di calcio di Nao che, per la verità, non abbiamo visto molto vigili e attenti, magari erano in pausa dopo un allenamento… Molto suggestive le applicazioni di serre idroponiche, mignon e portatili, per far crescere, sui nostri terrazzi e giardini privati, piccole piante commestibili o d’appartamento o il progetto di orto remoto, controllabile a distanza mediante un app su smartphone, per persone indaffarate e stressate dalla loro vita quotidiana e incapaci di fare davvero gli ortolani e i farmers oppure il progetto di suoni e orchestra per le piante, in cui era possibile, mediante dei sensori, captare i sistemi elettrici delle piante e convertirli in musiche, con suoni e note selezionate e ricodificate su vari tipi di strumenti musicali virtuali.

L'orto remoto 2.0 Maker Faire

Orto remoto 2.0 – Da larepubblica.it

Stand con piante che suonano Maker Faire

Le piante che suonano – Da larepubblica.it

 

 

 

 

 

Quest’applicazione metteva davvero allegria e i loro responsabili ci hanno detto che, a volte le piante cantano, a volte se ne stanno zitte, senza emettere nessun suono. Che sia una forma di meditazione zen delle piante?

Cari saluti dal vostro duo.

MP/BluewriterBlueStorm sign

 

Sono Bluestorm qui, assieme al mio capo del team robotico Marcello Pecchioli, scrivo di robotica e fantascienza. Ci firmeremo MP/Bluewriter.

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