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Riflessioni sui blog, i media e le televisioni.

Robot domestici e Droni

Salve a tutti i nostri lettori, abbiamo fatto un giro tra i blog di robotica che ci sono in giro e abbiamo accoppiato anche alcune riflessioni sull’utilizzo, l’uso e l’abuso, dei nostri smartphone, tablet, tutti i devices che maneggiamo e abbiamo fatto, anche, degli accenni al mondo televisivo e dei format.

Allora cominciamo dal primo, i blog di robotica e tecnologia in genere hanno molte componenti, tipologie e si suddividono per argomenti. Ogni sotto argomento ha i suoi articoli di riferimento, con date, mesi e anni. Anche il nostro ha questa suddivisione temporale. E già si crea  un problema perché le specializzazioni, all’interno dei blog, sono innumerevoli e si va dai robot militari a quelli chirurgici, per l’agricoltura, per l’educazione, umanoidi,etc.

Kirobo mini su una mano umana

Kirobo Mini è un mini robot umanoide, è stato realizzato per la Toyota dall’ingegnere giapponese Fuminori Kataoka.

Questo vuol dire che se dovessi trattare di droni o di robot industriali dovrei andare nella pagina apposita e se dovessi fare delle citazioni di altro tipo dovrei correre, con dei rimandi e link, ad altre sotto sezioni del blog stesso, producendo, inevitabilmente, una specie di ipertesto schizoide?

Questo, forse, è il prezzo da pagare di fronte alla caricatura degli elementi più nefasti della specializzazione scientifica in cui tutti i mondi, le semantiche, le grammatiche, i saperi, sono strettamente compartimentalizzati e non comunicano tra loro perché i loro linguaggi sono non compatibili e si presuppone che il sapere di tipo umanistico sia incompatibile con questi contenuti e argomenti e non possa trovare ospitalità in blog di tipo scientifico e tecnologico.

Inoltre gli argomenti trattati nei blog, stiamo generalizzando, anche se ordinati per benino nelle loro sotto sezioni, hanno l’aria di essere piuttosto asettici, neutri e seguire una linea che è dettata da quello che dicono i giornali e quello che suggeriscono le case di produzione.

Non sembra che siano presenti forti prese di posizione personali di chi scrive ma ci si adegua al flusso di notizie che è continuo e costante, come tutta l’informazione che ci arriva ogni giorno.

Poi l’altro elemento ambiguo è la serie di commenti che vengono espressi dai lettori sui singoli articoli. Cosa c’è di male, direte voi, in fondo siamo abituati ad essere bombardati, sui social, di like, faccine, commenti, cuoricini e ogni ben di dio di emoticon che ci vengono richiesti e sollecitati da ogni dove, all’interno dei nostri social network. Non vorrei sembrarvi un filo razzista ma il fatto che chiunque possa commentare i nostri articoli e magari anche prenderci, ironicamente, in giro o sottolineare alcuni passaggi, magari con lo scopo di umiliarci o di dirci delle cose cattive, non è una cosa che ci entusiasma. (il problema degli haters e delle fake news)

Smartphone tenuto in mano

Uno Smartphone.

E qui veniamo al secondo punto che riguarda il super utilizzo massivo e ossessivo di telefonini, tablet, anche smartwatch, di cui abbiamo esempi, quasi ogni giorno e in quasi in tutti i luoghi conosciuti, dagli autobus, treni, macchine, negozi, supermercati, ristoranti, scuole, chiese, cinema, teatri, piazze, strade.

Mi sono dilungato sull’elenco per farvi capire che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza che rischia di diventare un’epidemia globale e andare anche, rapidamente, fuori controllo. Diciamo che questa rivoluzione silenziosa si può far risalire alla nascita dello smartphone, quindi ai primi anni del Secolo XXI, in cui inizia l’epidemìa dei new media che oggi conosciamo bene e che non sappiamo più come arginare.

Secondo alcuni analisti anche questo compulsare furioso sui nostri dispositivi sarebbe, da una parte influenzato dalle strategie comunicazionali delle grandi case, provider, multinazionali che ci somministrerebbero informazioni, news, gossip,etc. come si fa per  le pietanze per i diabetici e per chi ha bisogno di zuccheri, con le stesse modalità di comunicazione e mediante spot, clip, jingle, quiz, giochi che vengono usati nell’universo della comunicazione pubblicitaria dei prodotti alimentari  e del grande consumo per venderci prodotti e farci diventare dipendenti: questo meccanismo, replicato sui media, quasi alla lettera, produrrebbe in noi una specie di obnubilamento fisico e mentale e ci ridurrebbero a diventare information addicted, come avviene con le tecniche pubblicitarie per gli obesi e per chi deve perdere peso come per chiunque ha problemi di alimentazione, bulimìa e anoressìa.

Torniamo ai blog e alla loro costruzione. Ci sono interviste, filmati, riflessioni, punti di vista, teorizzazioni, previsioni e su questo non si può eccepire nulla. Ma queste sono anche le basi d’una informazione porosa, liquida, sfuggente, intercambiabile che è la politica generale dei new media, a cui tutti noi sottostiamo, nolenti o volenti e che ritroviamo su tutti i media on line.

Effetto Rushmore

Effetto Rushmore – immagine tratta dalla copertina del libro “Philip K. Dick – La macchina della paranoia”.

Questo meccanismo, esposto nei new media, sembra assomigliare, da vicino a quello che lo scrittore Philip K. Dick ha teorizzato come Effetto Rushmore, e cioè la possibilità che tanti oggetti quotidiani, mezzi di trasporto compresi, avessero una loro “coscienza” e potessero diventare petulanti e arroganti, al cospetto di noi esseri umani. Una specie di anticipazione paradossale e ironica di quello che sarebbe diventato il nostro mondo con la domotica, gli oggetti smart e Internet delle Cose.

A ben vedere questo giochino al massacro è lo stesso o assomiglia molto al mondo dei talent e dei format televisivi, in cui si è, continuamente esposti ad un giudizio, che sia del pubblico o di una giuria interna al programma cambia poco, quello che non cambia è l’atmosfera, foscamente darwiniana,  che si crea, in cui qualcuno vince e qualcuno viene eliminato. Torneremo in altri blog su questo argomento.

Torniamo ai blog e alla loro costituzione. Intanto il fatto che sui blog chiunque possa scrivere, con qualunque tipo di competenze e non ci sia nessun tipo di filtro, come avviene ad esempio con i refereeing e il peer review delle riviste scientifiche è già un fatto grave che va ad inquinare i contenuti esposti e costringe, chi scrive o chi amministra il blog, a rispondere comunque, a chiunque, tanto per non lasciare in bianco una domanda o un quesito del blog.

Cosa c’è di male in tutto questo?

E’ la democrazia, baby che costringe chiunque di noi a rispondere a delle domande e quesiti che arrivano dal pubblico: ad esempio in una conferenza pubblica o un seminario questa è la prassi e nessuno si è mai lamentato.

Già ma un conto è rispondere all’interno di un determinato set, anche temporale, in cui chi parla ha uno spazio limitato, deve far fronte ad altre domande ed è sottoposto ad una specie di giudizio pubblico implicito perché parla in un luogo pubblico con un pubblico live che lo ascolta, un conto è entrare in un blog o una chat o una community in cui il tempo è dilatato, non ci sono apparenti barriere d’ingresso e si può anche parlare di argomenti che non si conoscono ma di cui si é interessati, magari, superficialmente, producendo danni d’immagine ma anche incomprensioni che possono sfociare in meccanismi di rancore, flame e haters.

Allora mi si dirà, è meglio non intervenire in contesti pubblici web in cui il chiacchiericcio di molti va a coprire i temi e le domande dei pochi? Anche se non è un meccanismo perfettamente democratico la risposta è che siamo già sufficientemente bombardati da informazioni spazzatura da non dover, necessariamente, sostenere qualunque dialogo e qualunque conversazione con chiunque.

Questa non è necessariamente la messa al bando dei social network che, comunque, hanno avuto un ruolo importante nei meccanismi di connessione tra persone e ambienti diversi, ma sarebbe bene prendere una posizione salda versi i dibattiti, la cultura, il pensiero in genere. In fondo nell’antichità i saperi erano divisi tra essoterici (esterni) ed esoterici (interni) e questo valeva per le correnti filosofiche come per i gruppi e le comunità scientifiche, anche se gli scismi, le suddivisioni e le abiure hanno costellato tutto il sapere umano, dall’inizio dei secoli ad oggi ma si trattava, comunque, di movimenti e stili di pensiero solidificati e con una loro ideologia precisa e con proprie motivazioni e contenuti.

Oggi che siamo attraversati, quasi ogni minuto, da stimoli visivi, sonori, tattili, multimediali, sarebbe ora di recuperare, magari aggiornata ai nostri strumenti e device, questo tipo di suddivisione e di partizione antica dei saperi ma anche inaugurare delle sessioni, inedite, di silenzi, concentrazione e meditazione, depurandoci dal mondo della comunicazione.

I vostri

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Sono Bluestorm qui, assieme al mio capo del team robotico Marcello Pecchioli, scrivo di robotica e fantascienza. Ci firmeremo MP/Bluewriter.

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