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Sfida tra gli Umani e le Intelligenze Artificiali: i sistemi relazionali domestici

da | Robot domestici e Droni

È cominciata la sfida tra l’intelligenza umana e quella artificiale. Stiamo notando che tutte le grandi aziende d’informatica stanno procedendo a mettere sistemi d’intelligenza artificiale negli accessori, nei dispositivi, gli smart speaker, come Amazon Echo di Amazon o Google Home di Google, equipaggiati con Cortana, Siri, Alexa, tutti gli assistenti digitali implementati negli smartphone delle principali marche di telefonini smart
e questo sta producendo un affollamento di macchine e marchingegni domestici che riversano su di noi domande, ci danno accesso alle informazioni del traffico, il meteo, le news prese da vari giornali on line, ci possono prenotare voli ed Hotel, possono accedere al controllo e regolazione degli elettrodomestici di casa, la domotica applicata, comprensiva di una presa in carico, anche, delle nostre emozioni e passioni, dandoci  dei suggerimenti e raccontandoci aneddoti e storielle, come farebbe un bravo maggiordomo umano di altri tempi.
Esistono anche degli specchi come HI Mirror che sono in grado di monitorare il nostro stato di salute cosmetico, facendo una fotografia del nostro volto, ad alta risoluzione, ogni giorno che ci specchiamo, e confrontandolo con milioni di immagini archiviate sul suo proprio database, facendo dei confronti e delle comparazioni, e dandoci dei consigli sull’alimentazione, lo sport, le diete,  come, con altri dispositivi bio-medicali, più complessi, ci potrebbero somministrare medicinali, analizzare i nostri flussi corporei, permettendoci di ottenere un check up, quasi istantaneo, del nostro stato di salute generale.
Dunque la nostra vita sta per essere sovvertita proprio grazie alle competenze e gli skill che questi dispositivi dimostrano di possedere.

Mi ricordo che, molti anni fa, agli albori del digitale, si stavano cominciando a mettere le basi per una rivoluzione tecnologica. Vi erano due strade possibili, tecnologia diffusa o tecnologia concentrata, e qui vorrei citare la Hewlett & Packard che fece girare un video in cui si vedeva un dispositivo in grado di connettersi ad Internet, ancora agli albori, prendere delle decisioni, collegarsi a banche dati e comprendere, in modo significativo, molte decisioni che gli umani stavano prendendo, una versione, miniaturizzata ma potente, di un computer General Purpose come Hal 9000. La particolarità di questo dispositivo, rimasto allo stato di prototipo e travolto dalla vera evoluzione tecnologica, era che governava la casa ma in maniera silente e sapiente e rappresentava, da solo, il massimo concentrato di tecnologia domestica che però non andava mai ad inquinare e ibridare  gli altri dispositivi di casa che rimanevano muti e senza connessioni, il contrario di Internet delle Cose (IoT), in cui le cose e i dispositivi della casa dialogano tra loro e si scambiano informazioni e dati processuali.

Dunque con questo dispositivo si potevano prendere ottime decisioni, in ambito lavorativo, con grande accuratezza e precisione ma la vita quotidiana rimaneva immutata e immutabile, come se  il set domestico e la casa fossero una bolla fuori dal tempo e  distanti dall’accelerazione tecnologica che ci sta travolgendo tutti, con un evoluzione del mondo digitale, di tipo esponenziale e, quasi, oramai, fuori controllo.

Ma c’è un altro aspetto dei sistemi cognitivi artificiali che dovrebbe cominciare a preoccuparci ed è il previsto superamento del test di Turing, di cui abbiamo parlato nei blog passati ma che oggi prende anche la forma di una Famiglia di Test di Turing, con le loro regole e con diversi livelli metodologici, visto che gli algoritmi che maneggiamo tutti i giorni e che ci governano, sono molto flessibili, potenti e articolati e il loro livello di risposte, evolutivo e basato sull’apprendimento delle reti neurali, non è comparabile con le risposte e i quesiti da superare nella simulazione di una conversazione umana, come era, appunto, l’intento del primo e originale test di Turing. 

E su questo elemento se ne innesta un altro, altrettanto inquietante ed è la gara tra diversi quozienti intellettivi, umani e artificiali, il quoziente intellettivo di un bambino e degli algoritmi di Google, tanto per fare un esempio. Esiste una classifica dei livelli evolutivi delle intelligenze, stilata da tre ricercatori delle Scienze di Pechino, i dottori Feng Liu, Yong Shi e Ying Liu, che hanno ideato una scala che va da 1 a 6 per classificarle. 

Eccola di seguito:

  • Livello 1. Oggetti inanimati che scambiano informazioni con l’ambiente.
  • Livello 2. Prevede la presenza di sistemi di controllo e la capacità di immagazzinare memoria. Un esempio? Le smart-tv.
  • Livello 3. Qui ci sono smartphone e pc: le loro memorie possono essere aumentate e le prestazioni migliorate con l’aggiunta di nuovi software.
  • Livello 4. Il passo successivo sono i sistemi in grado di automigliorarsi. Come RoboEarth, il “World Wide Web dei robot”, dove le macchine possono scambiarsi informazioni attraverso il cloud. Oppure le intelligenze come Google Brain, Baidu Brain o IBM Watson.
  • Livello 5. Siamo nel futuro: si parla di IA capaci di creare e innovare, superando il limite delle conoscenze che possono semplicemente trarre dal mondo esterno. Saranno, insomma, paragonabili in tutto e per tutto a noi.
  • Livello 6. Il livello più alto, infine, è un’intelligenza superiore a quella umana, con capacità pressoché illimitata di creare conoscenza

Ma questi dispositivi casalinghi, di cui abbiamo parlato prima devono confrontarsi con una piccola famiglia di altri dispositivi, hub domestici come Google Home che, in versione nipponica, contengono nel loro box, piccole immagini olografiche femminili, come Azuma Hikari, simili ad un fumetto manga ma studiato sulle fattezze di un’attrice giapponese, Yuka Hiyamizu, che hanno il compito di coccolare il loro padrone, stiamo parlando del popolo dei single giapponesi e dei pendolari, dando la sensazione di tenere molto a loro, con telefonate strategiche al lavoro, chattando con loro, dandogli consigli telefonici e intavolando mini conversazioni galanti, segni di un comportamento sessuale-sentimentale, in modo che, appena il loro padroncino dà avviso di tornare a casa, siano in grado di festeggiare il suo ritorno, prima con una selva di messaggini d’attesa poi accendendo tutti i dispositivi domestici della casa, compreso il forno, la televisione e bevendo un the (virtuale) al suo ritorno, mentre lui  è intento a vedere la televisione dopo essersi riscaldata una cena pronta al micro-onde, come  è usuale per l’esercito di milioni di uomini-lavoratori e pendolari in Giappone, che come sappiamo dalle cronache, a volte non ritornano neanche a casa, date le grandi distanze dalla loro abitazione al posto di lavoro, e passano, spesso, la notte nei love-hotel, cubicoli poco più spaziosi di una bara ma dotati di tutti i confort tecnologici e connessione wi-fi. 

 

(guarda il video di presentazione)

 

Non stiamo parlando di bambole sessuali o robot erotici  ma di una versione erotizzata dell’universo manga femminile, una waifu, una mogliettina giapponese virtuale e rassicurante, in formato tascabile.

Questa versione di ologrammi d’appartamento potrebbero diventare una delle prossime prospettive di vita sentimentale e di rapporti affettivi digitali, all’interno del vasto universo di trasformazioni e metamorfosi che la cultura elettronica ci sta costruendo attorno, e in futuro questi dispositivi potrebbero connettersi con sistemi di realtà virtuale e con visori come Hololens o Samsung VR, dando luogo ad un universo virtuale-sensuale, interattivo e tridimensionale-immersivo e popolato da eroine sexy e provocanti, come quelle che si vedono nella sterminata produzione manga per adolescenti e adulti.

Con tanti e cordiali saluti dal vostro duo.

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