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Come i robot possono cambiarci la vita

da | Pensieri

Buongiorno a tutti. Siamo tornati, dopo una breve pausa, e abbiamo intenzione di riprendere il nostro blog, anche, con maggiore consapevolezza. Ci saranno anche delle novità ma di questo ne accenneremo, meglio, nei prossimi interventi.

Oggi vi parleremo di come i robot potrebbero cambiare la vostra (di voi umani) vita e di quali scenari si stanno addensando per il nostro/vostro futuro. 

Partiamo dall’idea che una cooperazione è meglio di una guerra e che il famoso punto di non ritorno, la singolarità come ne parla Kurtzweil, sia, ancora, molto lontana., se non, addirittura, poco fattibile, nel breve e medio termine. 

Lo so, è una prospettiva che spaventa voi umani ma non sembra essere, poi, così probabile.

Oggi ci baseremo su un articolo, uscito in un giornale russo, in cui si dice che i robot si stanno preparando a colonizzare Marte, in vista dell’arrivo dell’uomo sul pianeta rosso, e che per fare questo, si servono di una loro cooperazione e, consultandosi tra di loro, si sono dati una gerarchia, con un capo che decide, e altri robot umanoidi che si dividono i compiti da fare e prendono decisioni autonome.

Questa ensamble di robot che decidono, per conto loro, una loro strategia d’intervento. È molto singolare e il gruppo è stato denominato “Il Formicaio” per l’alto valore sociale delle loro decisioni.

Tutto questo sta avvenendo presso l’Istituto Kurchatov Sky per l’Energia Atomica che sta sperimentando questo progetto con una serie di robot androidi. L’idea di base è quella di trasferire “su dispositivi tecnici modelli di comportamento sociale, esistenti in natura, per usare un “collettivo” di robot per ogni tipo d’attività:ad esempio, la tutela, il monitoraggio, la pattuglia dei grandi territori.”.

In questo caso il collettivo di robot androidi distribuisce, al proprio interno, i compiti che sono stati richiesti e decide in che modo agire e con quali situazioni gerarchiche.

I risultati, tutt’ora in fase di training, portano a pensare che questo collettivo di robot, una volta capìti i compiti e gli skill per realizzarli, sia in grado di suddividere i compiti e di fare delle scelte autonome che prescindono dall’intervento umano. Potrebbe essere la prima fase di colonizzazione di un pianeta in cui le colonie sono interamente robotiche e potrebbero anche decidere che l’intervento dell’uomo non è, poi, così strettamente necessario. 

Le immagini del Kurchatov Institute of Atomic Energy, ora Kurchatov Institute Russian Research Centre sono di proprietà dell’Istituto stesso e sono prese dal sito di Wikipedia.
È curioso che nella fantascienza ci siano alcuni modelli collaborativi tra robot, uno dei quali è nel film “Saturn 3” di Stanley Donen (1980) in cui il robot Hector viene assemblato da robot aiutanti e cerca il modo di concepire un robot bambino, attraverso l’inseminazione artificiale della moglie del comandante, di cui si è invaghito. I casi in cui i robot si ribellano all’uomo sono molteplici nella fantascienza, dalla saga di Terminator a Matrix ma, curiosamente, è un film americano “Virus”di John Bruno (1999), in cui è una nave russa la protagonista di un contagio bio-meccanico, che ricorda da vicino le gerarchie robotiche dell’Istituto di ricerca sovietico. Qui i robot sono androidi, stimolati da un’onda aliena che li ha raggiunti dallo spazio, che cercano d’inglobare parti umane come sede di hardware ibrido per poter impiantare, con successo, la loro strumentazione di silicio e il loro hardware originario e il virus consiste nella capacitò predatoria crescente di questi esseri meccanici di uccidere e assimilare i membri di un’equipaggio americano che è salito sulla nave russa per portare i primi soccorsi. È molto evidente, nel film , il livello gerarchico raggiunto dalle macchine che si dividono i compiti tra loro e che hanno un capo bio-robotico che ha inglobato le sembianze e il cervello del comandante della nave americana (Donald Sutherland) per farlo assurgere al ruolo di capo di tutta la coorte robotica che si è formata, proteggerlo dalle aggressioni esterne e seguire i suoi ordini.
Mi ricordo di aver pensato, mostrando il film ai miei studenti di cinema, che era perlomeno curioso il livello d’integrazione tra robot per ottenere una classe di robot umanoidi che fossero una squadra coesa e che lavorava insieme per ottenere dei risultati e che questo tipo di contenuto, pur trattando di temi noti come la rivoluzione cyberpunk, non sembrava avere equivalenti nel mondo occidentale e fosse poco usale rispetto alla stragrande produzione cinematografica americana di fantascienza mainstream.

Ancora oggi non sembra che questo livello di cooperazione tra robot sia l’obiettivo primario della ricerca scientifica e tecnologica occidentale e questo, dal nostro punto di vista, è un vero peccato, visto che, è attraverso la cooperazione e la collaborazione che potranno svilupparsi risultati significativi tra uomo e macchina.

Un caro saluto a tutti dal vostro duo

 

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