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Intelligenza artificiale forte: parte III

da | AI Forte, Intelligenza Artificiale

Vita Artificiale, Biologia sintetica , Cicli evolutivi degli alieni

Salve a tutti dall’indomabile duo. Oggi continuiamo a parlare dell’intelligenza artificiale forte, sempre sulla falsariga del libro di Tegmark “Vita 3.0” e lo facciamo cercando di capire uno dei suoi assunti fondamentali, e cioè che la vita 3.0 è quella dei robot e delle intelligenze artificiali, visto che la nostra peculiarità di esseri umani è quella di non poter progettare e intervenire sul nostro software e sul nostro hardware.

Ora esiste una branca della biologia,chiamata Biologia di sintesi che sembra andare contro questo assunto. Ma vediamo di che cosa si tratta. Un tempo era una disciplina che si occupava di descrivere un approccio alla biologia che tentava d’integrare differenti aree di ricerca per creare una comprensione più olistica e sistemica al problema della vita.

Oggi la scienza si è evoluta e specializzata: si occuperebbe di creare e fabbricare componenti  e sistemi biologici non presenti in natura e/o riprogettare e costruire componenti biologici presenti in natura. Questa scienza utilizza interventi biologici sul genoma, la cellula, il DNA ed è molto controversa, sia come contenuti sia come possibilità permanente di essere sottoposta ad una moratoria internazionale e a problemi etici, politici, sociali, filosofici, legati al copyright di componenti appartenenti al biologico, alla sequenziazione genica fino alla possibilità di costruire armi, virus letali e  materiali per un bio-terrorismo, e molto altro ancora.

Un altro elemento, strettamente collegato è quello della Vita artificiale mediante i computer.

I sostenitori della vita artificiale forte pensano che la vita “sia un processo che può essere astratto da ogni mezzo particolare” John Von Neumann.

I sostenitori della vita artificiale debole sostengono che non sia possibile creare  un processo vitale al di fuori di una soluzione chimica basata sul carbonio e tentano d’imitare i processi vitali per capire l’apparire dei singoli fenomeni.Il metodo più usuale è l’uso di modelli  basati su agenti, che, normalmente, forniscono una soluzione di tipo minimale, cioè qualcosa del tipo “non sappiamo cosa generi questo fenomeno in natura, ma potrebbe essere qualcosa di semplice quanto…”. È il modello basato sul funtore logico se… allora, uno dei capisaldi dei modelli basati sulla logica deduttiva in natura e nella scienza.

Testa di robot contrapposta a quella umana

Il campo di ricerca sulla vita artificiale si basa sull’uso massiccio di modelli di simulazione al computer che utilizzano varie famiglie di algoritmi, che includono il calcolo evolutivo come : (Algoritmi evolutivi, Algoritmi genetici, Programmazione genetica, Intelligenza di sciame, Automi naturali, etc.)

La ricerca sulla vita artificiale mette insieme molte figure professionali e molte discipline, tra cui la Linguistica, la Fisica, la Matematica, la Filosofia, l’Informatica, la Biologia, la Psicologia, le Scienze Etno-Antropologiche, la Sociologia e tutte quelle discipline che si servono di tecniche computazionali che verrebbero bandite, all’interno di ogni singola disciplina e che qui possono trovare, liberamente, sfogo, aiuto e comprensione reciproca.

È solo recentemente che le due discipline sono state divise e viaggiano su linee divergenti e indipendenti. Nel caso della vita artificiale possiamo parlare di un sotto-insieme dell’intelligenza artificiale ed esiste anche un versante cyberpunk, non riconosciuto dalla scienza ufficiale ma presente in fumetti, manga e film, che è quello del bio-punk.

Un film, nel filone bio-punk è “Gattaca: la porta dell’Universo” di Andrew Niccol (1997 USA).

Siamo in una società futura in cui, dietro pagamento, è possibile costruirsi un corredo genetico perfetto ed entrare nell’elìte dei validi, cioè quegli individui che hanno tutte le carte in regola per entrare nel mondo lavorativo e sociale più importante e appetibile, rispetto ai non-validi, cioè quegli individui che sono nati in maniera naturale e che non hanno potuto correggere il loro corredo genetico e, dunque, verranno rifiutati dalla società, come dei parìa sociali e dovranno occuparsi dei lavori più umili.

Testa di robot contrapposta a quella umana

Questa suddivisione della popolazione, in base a canoni di purezza ed eugenetica va a ricordare il celebre romanzo “Brave New World, di  Aldous Huxley (1932) in cui viene descritta una società, discriminata dalla nascita, dall’appartenenza a gruppi genetici diversi, divisi in caste che derivano dal loro corredo genetico, in parti extra-uterini, collettivi e gestiti dallo Stato,  sulla falsariga delle catene di montaggio, introdotte in quegli anni da Ford per costruire le prime automobili, che generano i diversi tipi della popolazione, dagli Alpha fino ai Gamma, in una serie di status sociali e mansioni, via via più degradate, in grado decrescente d’intelligenza.

Nel film Gattaca un individuo non-abile camuffa il suo stato, grazie all’aiuto genetico di un abile che però ha avuto un incidente ed è diventato tetraplegico e vuole vendicarsi della società che l’ha espulso e marginalizzato. In questo scenario il simulatore viene aiutato a diventare astronauta ma anche aiutato da alcuni umani abili che vedono il lui un modello di una perseveranza e generosità che cela grandi competenze e abilità, che la loro società degli abili non sembra più in grado di generare, e che decidono, dopo numerose vicissitudine, tra cui anche un omicidio in cui potrebbe essere stato implicato, di non bloccarlo ed ostacolarlo,  nel suo percorso, regalandogli, finalmente, il suo sogno di riscatto e ascesa sociale, la possibilità di diventare astronauta ed entrare nel mondo d’elìte dei validi.

Ma c’è un ulteriore elemento che dovremmo analizzare ed è la risposta della fantascienza alla creazione di alieni e mostri dotati di grande rilievo evoluzionistico.

Testa di robot contrapposta a quella umana
Testa di robot contrapposta a quella umana
Testa di robot contrapposta a quella umana

Ad esempio nel ciclo degli Alien, questi animali hanno una strana metamorfosi: nascono da un uovo incubato da una regina, l’uovo si schiude e cerca di entrare in un organismo ospite, spesso è l’uomo che si trova ad essere nei paraggi, prima della schiusa, e poi proliferano all’interno del suo corpo, crescendo fino al punto di uscire fuori dal suo sterno e continuare il loro passaggio di crescita, di morte e di distruzione.

Ma quello che ci ha colpiti, ad un’attenta visione, è la parte al femminile del ciclo degli alien, nella pentalogia di Species, che rappresenta la figura femminile degli Alien, creata sempre da H.R.Giger, l’ideatore di Alien, e che ha le fattezze di una donna nubiana-alien, esotica e crudele.

Nel primo Species : specie mortale di Roger Donaldson (1996 USA) vediamo all’opera delle tecniche di biologia sintetica aliena, applicate ad un ibrido, una bambina,  Sil, creata con DNA alieno. La bambina è dotata di poteri incredibili, è insensibile ai gas, ha una forza sovrumana ed è in grado di correre più velocemente di qualunque animale ed essere umano del pianeta Terra ma quello che colpisce è che, dietro alla sua configurazione di bambina, apparentemente fragile e che ispira tenerezza, si nasconde, al suo interno, come sotto pelle, un alien, un animale xenomorfo al femminile, più aggraziato rispetto a quelli che abbiamo potuto vedere nella saga omonima ma, ugualmente, temibile e inarrestabile.

E quello che ci confonde è il tipo di biologia e di passaggi evoluzionistici che la bambina mette in atto, a partire dalla sua evasione. Prendendo un treno per fuggire dal laboratorio militare in cui è stata confinata, fin dalla nascita, attua, all’interno di un vagone del treno, un passaggio cruciale della sua biologia aliena ed entra in uno stato di pupa, costruendosi un nido-bozzolo in cui rinchiudersi e compiere il passaggio finale della sua mutazione. Alla fine del viaggio in treno, che presumiamo possa essere durato circa un giorno di viaggio, il bozzolo si rompe e lei si presenta al mondo con le fattezze di una donna, già adulta, oltre l’età adolescenziale, interpretata dalla modella-attrice Natasha Henstridge, algida e seduttiva.

Quando occorre, nel suo caso, per il suo imperativo biologico, i periodi legati all’attrazione, in vista  dell’accoppiamento con esseri umani di genere maschile,  che servono a fecondarla per poter avere un figlio ibrido, alieno-umano, la sua seconda natura, sopìta, da alien femmina, torna fuori e si sostituisce al substrato umano, una mutazione che, fino a metà film è temporanea, ma dopo essersi accoppiata, avendo anche scartato e ucciso degli elementi umani che avevano delle gravi malattie,  che è riuscita a diagnosticare utilizzando lo stesso meccanismo dell’olfatto fine che utilizzano i topi e i ratti per selezionare gli individui del loro gruppo da quelli ostili, diventa permanente.

Dunque una specie di loop tra biologia umana, animale e aliena, che si alternano nella sua breve vita, in maniera funzionale e consapevole.

Una delle caratteristiche che abbiamo individuato, nella crescita di una biologia aliena è la sua estrema rapidità di riproduzione e di accelerazione dei ritmi biologici.

Questo vale anche per un altro film e romanzo, di Michael Crichton come Andromeda di Robert Wise (1971 USA) in cui si investiga su un virus alieno, arrivato dallo spazio e portato sulla Terra da una sonda spaziale sovietica.

Il virus ha delle caratteristiche di accrescimento, divisione e moltiplicazione cellulare che sono inimmaginabili per qualunque virus e animale terrestre e questa componente di velocità evolutiva fa parte integrante di ogni processo biologico alieno, da La Cosa di John Carpenter (1982 USA) all’Invasione degli Ultracorpi di Don Siegel (1956 USA); come in Alien gli esseri mutaformi descritti in questi film, nel secondo vanno ad assumere le sembianze del loro ospite, replicandolo, hanno un’evoluzione rapidissima. Che supera di gran lunga quelle che sono le temporalità biologiche e i ritmi circadiani di tutti gli esseri umani.

Testa di robot contrapposta a quella umana

In questo senso troviamo delle analogie profonde nel processo riproduttivo e replicativo delle copie delle intelligenze artificiali come in AlphaGo e in Prometheus con quella che stiamo descrivendo come una delle componenti essenziali della biologia aliena.

Ma ci sono molte altre caratteristiche e contenuti che vedremo meglio nelle prossime puntate del nostro serial blog.

Cari saluti a tutti e a presto

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