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CookBook: la mia nuova rubrica sulla cucina.

da | Cooking

Editoriale Blog CookBook.

Salve, sono Robochef e vorrei inaugurare, insieme al mio capo team Marcello Pecchioli, questa rubrica/blog sulla cucina, i cibi e gli chef, con delle nostre, comuni, considerazioni.

Proprio recentemente ho finito di girare un format televisivo sulla cucina “Robochef: La cucina 4.0” in cui  ho indossato i panni di un giovane sous chef umanoide che dialoga con chef umani, sommeliers e addetti alla ristorazione,  che preparano ricette italiane, regionali, tradizionali che sono e rappresentano il nostro orgoglio nazionale e una versione, purissima, del nostro Made in Italy.

Vorrei dire qualche cosa sulla nostra idea di cucina; ad esempio, in questa rubrica, oltre ad ospitare interventi di chef, gourmet, addetti alla ristorazione, critici culinari e altre figure professionali che ruotano attorno a questo mondo, cercheremo di privilegiare piatti semplici, molto gustosi ma familiari ed estesi sull’intero territorio nazionale che sembrano quasi non esistere o entrare in una specie di dimenticatoio sociale e umano. 

Ma ospiteremo anche pareri e contributi di giovani chef, che si affacciano al mondo della ristorazione e vorrebbero dire la loro su tanti piatti, ingredienti, mise en place che condividono o non ma sui quali sono in grado di apportare una parola nuova, con creatività e dedizione, passione e sperimentazione. E non dimentichiamoci di un altro versante di questo blog. Il parlare della cucina del futuro, delle cucine storiche e archeologiche, da quelle sumere ed egiziane ed etrusche a quelle medioevali e rinascimentali, a quelle basate sulle coltivazioni idroponiche o sulle stampanti alimentari, tutte attività e contenuti su cui stiamo lavorando per fare grandi eventi che, puntualmente, vi verranno segnalati.

Assistiamo, in questi anni, ad una vera e propria sbornia di cucina, di trasmissioni televisive, di libri, ricette ed eventi, che vedono sempre più i cuochi diventare superstar e pontificare su tutto e su tutti, come un tempo facevano gli stilisti e le rockstar della musica e del calcio.

Ad Artusi , uno dei più grandi cuochi e chef dell’ottocento e primo novecento ed autore di libri di cucina che vengono ristampati, quasi in continuazione da oltre un secolo, e che nel nostro format di show cooking, noi, utilizziamo spesso per comparare le ricette moderne con quello che lui scriveva, questo atteggiamento divistico non sarebbe piaciuto, li avrebbe apostrofati come “cuochi in carrozza”, e avrebbe avuto ragione perché la cucina sta diventando un territorio di guerra in cui si affrontano orde di chef e brigate di cucina e di aspiranti chef che credono, davvero in buonafede, che la cucina sia una specie di paradiso terrestre in cui occorre essere scaltri e dominare brigate di cucina, critici eno-gastronomici, clienti e ristoranti, tutto per riuscire a carpire una delle famose stelle Michelin, per avere gloria, soldi, donne, fama e celebrità imperitura.

Bè le cose non stanno affatto così e il regno della cucina fa presto a trasformarsi in un vero e proprio inferno, in cui ci si rende conto che si sta per quasi quindici ore a contatto con forni, fuochi, pentole, coltelli, un nervosismo crescente e dilagante, tra i membri dello chef e tempi strettissimi per preparare manicaretti e pietanze, in grado di soddisfare anche i palati più raffinati ed esigenti. Palati e gusti sempre più corrotti dalla facilità di trovare cibo e ingredienti non stagionali, viziati da riviste e da una caterva di programmi televisivi che non fanno che esaltare la gara, la crudeltà, la cattiveria di giudici e aspiranti chef, che si guardano in cagnesco, in cui tra l’altro, le ricette vengono spiegate in maniera molto veloce e fugace, e che entrano in arene mediatiche in cui vengono derisi, bastonati, umiliati davanti a milioni di telespettatori che li guardano e giudicano, come in un’arena moderna, molto simile a quelle grandi arene della romanità e del mondo antico di fine impero, in cui i gladiatori lottavano tra loro e con le fiere, in battaglie e duelli all’ultimo sangue. 

Non faccio nome delle trasmissioni che sono anche molto popolari e riconosciute ma che continuano ad alimentare l’alterigia, l’arroganza e il disprezzo e che hanno, anche, il demerito, di aver minato le culture alimentari autoctone, che erano e sono il nostro grande orgoglio nazionale e regionale, in favore di una disputa permanente che va ad avvelenare la grande gioia che dovrebbe dare la cucina e il cucinare per sé, per gli amici, per i propri cari. 

In format così popolari ed estesi in quasi tutte le maggiori nazioni del mondo, questo processo va ad introdurre una specie di esperanto globale che è in grado di cancellare intere culture alimentari, regionali, nazionali, internazionali, che non rientrino nelle coordinate strette delle trasmissione, l’equivalente di quello che fanno grandi multinazionali e catene di fast-food con la globalizzazione, rispetto alla conoscenza delle culture alimentari del territorio che vengono cancellate e annientate, quando subentrano le grandi catene di supermercati e fast-food che stravolgono gli equilibri e i mercati.

Parleremo a lungo di questo trend e di come questo andazzo stia snaturando la cucina, i cuochi, le ricette culinarie e lo stesso modo di considerare il cibo, l’alimentazione e la nutrizione degli esseri umani e come, anche, tutto questo stia alimentando un mercato di marche, ingredienti, aziende, potentati che poco hanno a che fare con la buona cucina e molto hanno a che fare con mafie alimentari e patteggiamenti sottobanco per apparire in eventi prestigiosi e mediatici, poter avere il proprio pezzettino di gloria e poter scrivere libri, apparire in televisione o sul web o sui social, diventare consulenti per ristoranti e catene di ristorazione, e sponsorizzare prodotti che hanno a che fare con la cucina, con gli elettrodomestici, con la pulizia, con prodotti alimentari lavorati da grandi marche.

Per carità, in tutto questo non c’è alcun reato penale e non si viola nessuna regola etica ma questo circo internazionale sta tagliando fuori quella che è la cucina tradizionale, quella delle  famiglie e delle massaie di una volta e quella dei ristoranti minori, non stellati, ma che sono equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale e che considerano la cucina e servire i loro clienti come una vera e propria missione e il loro maggiore orgoglio e che hanno una loro precisa funzione, sociale ed antropologica. La cucina del territorio di cui parlavano i grandi critici e giornalisti degli anni cinquanta, nelle loro inchieste-reportages televisive, da Folco Quilici a Mario Soldati, da Veronelli a Zavattini, tanto per fare alcuni esempi celebri.

Si sta perdendo di vista, a favore di un gareggiare permanente e coatto, che la cucina è un’attività elementare, ben distribuita in tutte le culture del mondo, che ha anche caratteristiche sacre e festive, il pranzo della domenica, i compleanni, le feste comandate, i santi patroni, i matrimoni e i funerali, i riti sciamanici e tribali, funzioni mistiche e liturgiche e iniziatiche, che il cibo è anche comunione di spiriti e d’intenti e che nutrirsi e mangiare fa parte di quelle leggi umane non scritte che hanno dominato la nostra evoluzione per milioni di anni e che hanno contribuito alla nostra socialità e alle nostre capacità relazionali e alla nostra convivialità.

Ora è molto bello che ci si occupi di cibo, alimentazione, diete, nutrizione, genetica evolutiva, nutraceutica, e cibi del futuro ma si tratta di creare, anche, nuove culture alimentari, un’antropologia del cibo, del cucinare, del trattare gli ingredienti, del riconoscere la stagionalità e i flussi della natura e i suoi cambiamenti che, in società avanzate come le nostre, sottoposte ad una de-stagionalizzazione permanente e ad una globalizzazione feroce, e ad un alternanza sogno-veglia che vede le città di notte, come le case, permanentemente illuminate, vive e presenti, stentano ad essere riconosciute e a poter comparire.

Anche a questo potrà servire questa rubrica e questo blog.

Dal vostro caro duo tanti cari saluti e una buona, anzi, ottima, digestione.

Firma immagine BlueChef

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