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La Cucina nello Spazio: dalla razione K alla dieta dell’astronauta

da | Cooking

Salve a tutti, siamo al secondo contributo del mio/nostro Blog CookBook, dedicato alla cucina e, in particolare, alle Cucine del Futuro.
Ma prima di continuare vorremmo rivolgere un saluto commosso e un abbraccio alla squadra dei giovani atleti thailandesi, intrappolati nella grotta di Tham Luang,  presso Mae Sai,  in Thailandia, da oltre 15 giorni, insieme al loro allenatore e che, proprio in queste ore stanno cominciando ad emergere e ad uscire dalla grotta, con l’aiuto di sommozzatori, speleologi, personale sanitario e Navy Seal thailandesi, americani, europei, in una gara di solidarietà e di collaborazione che ha commosso ed emozionato tutto il mondo.

Prendiamo spunto da questo caso di cronaca per parlare della cucina del futuro, dalle razioni militari che sono state recapitate al gruppo di atleti thailandesi che contenevano cibi liofilizzati e disidratati, ad alto contenuto proteico, a quella che potrebbe essere vista come un’evoluzione della cucina dello spazio, dedicata agli astronauti e agli scienziati che orbitano con le navicelle spaziali, dalle Missioni Shuttle fino ai residenti della Stazione  Spaziale Internazionale, che possono vivere nello spazio, anche per molti mesi o anni.

Quali sono le caratteristiche di cibi e alimenti che devono essere consumati, all’interno dello spazio ridotto delle navicelle, in cui non è possibile cuocere cibi né accendere fuochi e che devono avere tutte le proprietà organolettiche dei cibi veri ma modalità di consumo e di utilizzo in cui il cibo e le bevande non possono lasciare residui, briciole, frammenti di cibo, che comincerebbero a fluttuare negli ambienti interni e che potrebbero andare ad occludere parti dei dispositivi della navicella, piuttosto che essere inspirate o ingoiate dagli astronauti stessi, con gravi problemi di sicurezza e di salute, per la navicella e i suoi occupanti.

Se noi vediamo il cibo portato a bordo dai marines nel film Aliens di James Cameron, si nota come le vaschette siano porzionate ma in questo caso, dato che l’astronave è molto grande, i cibi vengono riscaldati e fatti rinvenire con un forno a micro-onde, e sono una via di mezzo tra le porzioni da carrelli degli aerei e quelli degli astronauti.

C’è una tradizione di cibi disidratati e che possono essere fruiti con metodi ad aspirazione, riscaldamento e re-idratazione, e questo quadro comprende la famosa razione K dell’esercito americano, su cui si cimentò, nell’ideazione e produzione, proprio quel  fisiologo statunitense, Angel Keys, che oggi sappiamo essere l’inventore della famosa dieta mediterranea, patrimonio immateriale dell’Umanità, secondo l’Unesco.

La dieta originale, pensata da Keys, consisteva in gallette, insaccato di suino, caramelle e barrette di cioccolato. Poi la razione K venne pensata per il fabbisogno giornaliero dei soldati e furono aggiunte barrette di cereali, una bustina di brodo in polvere, caffè solubile, una bustina di succo di limone, un pacco di biscotti, frutta secca o in barrette, sottovuoto o sciroppata, una confezione di latte condensato.

Sembra, a detta di molti eserciti, che la razione K dell’esercito italiano, sia una delle migliori del mondo. Diciamo che siamo all’interno di una versione militare del Made in italy.

Ma ora spostiamoci nello spazio e vediamo come è cambiata e si è evoluta la dieta e l’alimentazione degli astronauti. Vediamo che la dieta ( se possiamo chiamarla così) è cambiata, nei vari decenni, dalle Missioni Mercury e Gemini al Progetto Apollo alle missioni Shuttle. All’inizio era anche disponibile una specie di fornetto-scaldavivande, in dotazione alle Missioni SkyLab, (1973-74) molto grazioso e funzionale ma che non è stato più prodotto e utilizzato per le missioni successive. Comunque i cibi spaziali e le bevande devono essere confezionati sotto vuoto, sigillati, disidratati, facili da fruire e aspirare, mediante cannucce o dispositivi per la suzione. Naturalmente, proprio come nelle razioni militari, anche gli astronauti devono integrare la loro dieta con integratori minerali e vitamine e hanno a disposizione spezie e aromi per insaporire i loro cibi.

Oggi ci sono delle novità, nel menu degli astronauti, grazie al nostro astronauta italiano Luca Parmisano, che ha portato nello spazio, una caponata, melanzane alla parmigiana, pasta al forno e, anche, un tiramisù, e l’astronauta italiana  Samantha Cristoforetti che ha portato il caffè espresso nello spazio, in collaborazione con una nota casa di produzione di macchine per il caffè, con capsule e cialde pensate proprio per le missioni spaziali.

È proprio Samantha Cristoforetti che si è data come missione quella di migliorare la dieta e l’alimentazione per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale e con un team selezionato Argotec, composto da un tecnico di laboratorio, un medico nutrizionista, un tecnologo alimentare e altre figure professionali, si è data il compito di far confezionare cibi come il pesce azzurro, proteine vegetali, cereali integrali, carne bianca, frutta e verdura, tutti alimenti da agricoltura biologica.

Questo tipo di cibo non è consumabile tutti i giorni ma è riservato ai giorni speciali, un “bonus food”, servito solo in particolari occasioni ed eventi. Per i pasti quotidiani l’alimentazione degli astronauti è affidata all’ESA (Agenzia Spaziale Europea)

Bene, il nostro compito divulgativo si chiude qui.

Speriamo di avervi incuriosito e fatto riflettere. 

La cucina del futuro è fatta, anche di questi dispositivi e di queste preparazioni che potrebbero, anche, avere, delle ricadute tecnologiche in ambiente civile e terrestre.

In questo caso non vi auguriamo buon appetito ma concentratevi su quello che è il valore nutritivo del cibo, che spesso, noi tutti, trascuriamo e diamo per scontato e che, in condizioni estreme come quelle di cui abbiamo parlato, sembra acquistare proprio un altro rilievo e significato.

Tanti cari saluti dal vostro duo

MP/BlueCooking

Firma immagine BlueChef

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