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Dalle Colture Idroponiche agli Orti Spaziali

da | Cooking

Salve a tutti, continuiamo il nostro viaggio nelle cucine del futuro. Oggi vi parleremo delle colture idroponiche e cioè di quelle coltivazioni di frutta e verdura e fiori che si compie senza l’ausilio di terra, in condizioni, spesso di assenza di gravità, come nelle coltivazioni pensate per essere messe nella Stazione Spaziale Internazionale o dentro le navicelle spaziali che, come abbiamo visto nella scorsa puntata, hanno un problema, per l’equipaggio di astronauti, di alimentazione fresca, di apporto vitaminico e di poter mangiare frutta, verdura, ortaggi, insalata, in condizioni che ricordano le colture terrestri, compreso il gusto e la freschezza degli ingredienti.

Ma vediamo meglio come funzionano le serre idroponiche: si intende una tecnica di coltivazione fuori suolo o senza suolo dove la terra è sostituita da un substrato inerte, come argilla, fibra di cocco, lana di roccia, etc.

I nutrimenti delle piante vengono somministrati attraverso una soluzione nutritiva che contiene acqua + nutrienti.

Ci sono dibattiti in corso, in Europa e in America sul fatto che le colture idroponiche possano essere considerate cibo biologico e sul grado d’inquinamento in emissioni di Co2 ma stiamo anche parlando di colture e coltivazioni che potrebbero essere fatte in territori dismessi, zone aride, non coltivabili, situazioni in cui l’agricoltura tradizionale farebbe fatica ad attecchire.

Ma parliamo delle applicazioni spaziali di questa tecnologia che sono molte e promettenti. Tutto nasce da un convegno “Agrispazio:colonizzare la Luna e Marte per nutrire la Terra” che si è tenuto a Roma presso l’Ara Pacis nel 2015.

In questo convegno si ipotizzava il fatto di utilizzare speciali serre idroponiche, alimentate con dei led multi-colore, che avrebbero potuto essere installate sulle navicelle spaziali e che avrebbero potuto essere sviluppate e fatte proliferare su pianeti e satelliti, a noi vicini, come la Luna e Marte.

Questo avrebbe permesso ai farmers e ai coloni spaziali, di poter coltivare in loco, verdure e frutta fresca, dando luogo quindi ad un’agricoltura e coltivazione della terra e dei suoi prodotti, al di fuori dal nostro pianeta e in condizioni climatiche molto difficili, come sono quelle di pianeti come Marte, che hanno una escursione termica, tra il giorno e la notte, anche di centinaia di gradi.

Dal 2015 sono stati fatti altri convegni sulla cultura idroponica e un’applicazione di queste teorie si è avuta in un padiglione straniero per l’Expo 2015, che ha mostrato la fattibilità di questi progetti e la loro reale utilità.

Nel frattempo il film “The Martian” di Ridley Scott ha mostrato a tutto il mondo la capacità e necessità della coltivazione di alimenti vegetali in serre idroponiche anche in un luogo così ostile e alieno come il Pianeta Rosso.

Produzione di cibo nello spazio: Il primo progetto che si occupa di questo si chiama Veggie della Orbitec e consiste nella costruzione di una serra idroponica, una camera di crescita per piante, una sorta di piccola serra in cui è stato montato un impianto a led, rossi, blu e verdi che devono simulare la luce solare e ad un costo bassissimo, favorendo la crescita di piante seminate e assicurando il risparmio energetico.

La semina viene fatta con dei “cuscinetti”che contengono del concime e un tipo d’argilla che serve ad aumentare l’areazione favorendo la crescita delle piante.

Pomodori nello spazio e cibo spaziale in tavola Il Progetto Micro-Tom

Dai laboratori dell’Enea il progetto BIOxSTREME, finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, per la coltivazione di piante dall’alto potere nutritivo, in grado di rafforzare il sistema immunitario degli astronauti, da cui discende, come progetto di colture di ortaggi modificati, il pomodoro Micro-Tom, in grado di essere coltivato in serre idroponiche, a basso impatto e in cui la coltivazione ha bisogno solo di acqua e sostanze nutritive. 

Sono le colture alimentari idroponiche di seconda generazione, con sempre meno dispendio d’energìa, una maggiore resistenza a germi e batteri, che sono state prodotte per vivere e resistere in ambienti estremi come i pianeti, le navicelle spaziali, la Stazione Spaziale Internazionale, in condizioni di microgravità o assenza di gravità,  radiazioni cosmiche, campi elettromagnetici.

E per un pomodoro che va nello spazio, dall’esperienza nutrizionale degli astronauti arriva il progetto di Argotec,  Ready To Lunch,Space Food per Terrestri, una sfida tecnologica che vede l’azienda ingegneristica aerospaziale

Argotec, scelta dall Agenzia Spaziale Europea come responsabile dello space food per gli astronauti europei della Stazione Spaziale Internazionale, e che come abbiamo accennato nel precedente articolo, vede Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti e Alexander Gerst, come consulenti per i menu speciali da portare a bordo. 

E’ chiaro che in questo caso siamo di fronte ad un’operazione di marketing, perfettamente riuscita, che sta anche a dimostrare che ci saranno ricadute tecnologiche significative per i terrestri e per l’alimentazione di noi tutti, in un prossimo futuro.

Finiamo con un menu tipo di Samantha Cristoforetti per la Stazione Spaziale Internazionale:

Zuppa di Legumi dei Presidi Slow Food

Insalata di Quinoa con Sgombro e Verdure

Crema di Zucca e Sedano Rapa con Tofu e Amaranto

Riso Rosso Thai con Pollo alla Curcuma e Verdure

Barretta Biologica con Goji, Cioccolato e Spirulina.

Frullato di Frutta Biologico

E con questo menu, gustoso e salutare, anche noi, il famoso duo, vi saluta e vi augura buon appetito

MP/BlueCooking

Firma immagine BlueChef

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