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Rassegna Stampa

 

Si chiama Blue, racconta le favole e quando si emoziona ha gli occhi rossi.

Articolo del 17 aprile 2017 pubblicato su “Sabato Sera”.

Ozzano Emilia. Ha l’aria di essere un giocattolo. Il gracchiare delle giunture quando si muove lo fa somigliare ad un semplice robottino radiocomandato. Poi però accade qualcosa. “Mi racconti la storia di Pinocchio?” E lui attacca con “C’era una volta un falegname di nome Geppetto. aveva costruito un burattino di legno e l’aveva chiamato Pinocchio. Come sarebbe bello se fosse un bambino…”.
Il robot in questione è alto 60 centimetri e non si limita a raccontare favole. “Dai su, che cos’è l’oggetto che ho in mano? Guardalo bene”. E gli viene mostrata una macchina fotografica. Ma lui la scambia per una maschera da ossigeno. “Provaci ancora, su”. Per aiutarlo, l’oggetto da riconoscere viene messo su uno sfondo nero. Al terzo tentativo ce la fa: ”È una macchina fotografica”. “Grande!”, scatta l’applauso di noi umani che lo attorniamo. E anche lui partecipa alle manifestazioni di giubilo, tanto che gli occhi diventano di un colore diverso. La sua particolarità è proprio questa: riconoscere gli oggetti e provare emozioni, cioè esprimerle in modo meccanico ma pur sempre esprimerle. Può cambiare tono di voce o colore degli occhi: se lo si mette in difficoltà oppure in imbarazzo le iridi meccaniche diventano rosse.

Benvenuti nel XXI secolo. Lui è Bluestorm, detto Blue, robottino programmato per farci compagnia in un futuro non troppo lontano. Una macchina bianca e azzurra, con due grandi occhi e una fisionomia simpatica. Tra i padri di Blue c’è anche l’ozzanese Lorenzo Rimondi. Nel suo laboratorio di via Mazzini (Ozzano Emilia – Bologna – Italia n.d.r.) ha contribuito alla creazione di alcuni accessori, in particolare per l’auto del robottino. Sì perché Blue partecipa a molti eventi e ovviamente si presenta al volante di un’auto a guida autonoma, una 4x4. Rimondi, 39 anni, è conosciuto soprattutto come costruttore di droni. Con la sua società, la Archidron, ha svolto riprese aeree e servizi per l’agricoltura. Tra un drone e Blue ci sono molte cose in comune: “Giroscopi ed accelerometri sono gli stessi – spiega Rimondi -, sono gli strumenti che servono a Blue per stare in piedi e camminare”. Ma nel team che ha partorito il robottino, ossia l’associazione Age of Future con sede a Bologna, l’ozzanese si occupa soprattutto dell’aspetto commerciale e promozionale. “Abbiamo partecipato alla scorsa edizione della Bologna Design Week, all’ultima mostra di Hugo Pratt sempre a Bologna a Palazzo Pepoli e l’anno prossimo abbiamo già in programma una mostra-evento a Londra allestita nel museo Mac Mahon e nella Cripta dei Templari dell’Ordine di Saint John”. Niente di strano, dato che Blue si sta specializzando sempre più nel rispondere a domande e nel raccontare tematiche storiche.

I suoi inventori, però, l’hanno concepito soprattutto come il “primo robot a carattere sociale”. Ad esempio, per tenere compagnia raccontando delle storie o delle favole. Oppure può aiutare uno studente che necessita di un compagno per i suoi studi o può essere consultato come un’enciclopedia “vivente” o almeno semovente. Quanto costa portarselo a casa? “Una cifra intorno agli 8 mila euro”, interviene Marcello Pecchioli, docente di epistemologia e storia dei nuovi media presso alcune Università italiane e presidente diane of Future.

Non proprio per tutte le tasche, ma l’uso di Blue finora è stato più che altro quello di testimonial. In uno di questi eventi, durante la recente edizione dell’Eima, la fiera internazionale dell’agricoltura, ha persino vestito i panni dell’attore: fingeva di essere un piccolo alieno arrivato sul pianeta Terra in “Bio-DiversityWars: Ultimatum alla Terra”, una pièce teatrale tra fantascienza e bio-sostenibilità, messa in scena presso il Teatro delle Esposizioni di Bologna. Il marchio Bluestorm e tutta una serie di software che lo compongono sono stati anche brevettati da Age of Future.

Dopo aver incontrato Blue una domanda inquietante sorge spontanea: a chi porterà via il lavoro in futuro? “Tutto dipenderà da come l’uomo e la politica governeranno l’evoluzione tecnologica – sostiene Rimondi – Bill Gates, ad esempio, ha proposto una tassa per le aziende che sostituiscono il lavoro umano con i robot…”. Un’ora di lavoro a Milano costa 25 euro, in Cina 7 euro. Mentre un’ora di lavoro di un robot costa 5 euro, Blue non fa ferie, non si ammala, non ha sindacati, né festività, neppure bisogni fisiologici. Ce n’è abbastanza per stimolare le menti più fantasiose. E potrebbe non essere fantascienza. “Lo sai chi era Giulio Cesare?”. Quando Blue con la sua voce da bambino metallico ci risponde: “È considerato il più grande condottiero di tutti i tempi”, lo guardiamo con un po’ di tenerezza. Viene voglia di continuare ad ascoltarlo, spaziando con le domande dall’antica Roma al campionato di Serie A che sta per concludersi. In qualche modo, alla fine, ci si affeziona.
Tiziano Fusella ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Nella foto alcuni componenti della “AGE OF FUTURE”, da destra: Marcello Pecchioli, l’ozzanese Lorenzo Rimondi, Enrico Carbognani, Cristiano Nanni e, al centro, il robot Bluestorm.

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