• format
  • video

Benvenuti nel ROBOCENE

Convegno

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari

Aula P1.3

12 aprile 2019

La nuova robotica è tra noi

BlueStorm, il robot NAO di ultima generazione viene presentato e si presenta da solo. Una conferenza dove informatica, tecnologia evolutiva, fantascienza e filosofia si incontrano per fare la mappa dei nuovi futuri possibili

Due parole sulla Robotica: introduzione.

di Marcello Pecchioli

Stiamo cominciando ad osservare un fenomeno inconsueto. La robotica che abbiamo conosciuto fino ad oggi sta, letteralmente, cambiando pelle. Si sta trasformando sia la percezione sociale che l’impatto che la robotica comincia ad esercitare a livello sociale, mediatico, cognitivo.

Questa giornata di studi presso l’Università di Modena presso il Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari, qui ben rappresentata, sembra la plastica documentazione di questo fenomeno.

I robot sociali sono tra  noi e il nostro robot Bluestorm ne è un esempio lampante. Pensiamo che quest’ evento a Modena, che ha avuto una grande risonanza sociale e sulla stampa locale, ci debba far riflettere tutti sul tipo di cambiamento e trasformazione in atto che stiamo vivendo.

I robot stanno entrando nel cuore e nel tessuto sociale delle nostre città e sembra che possano avere un ruolo dirompente rispetto a tutte le nostre abitudini, comportamenti e routine domestiche e lavorative. Potrebbero trasformare e migliorare  tante delle nostre politiche sociali, dalle interazioni in ambienti domestici alla didattica applicata all’infanzia, alla cura e tutela rispetto a categorie come anziani e case di cura e di riposo, bambini autistici, lungodegenti,etc. fino, ed è un modello che stiamo perseguendo attivamente, a nuove forme di cucina e alimentazione, non più solamente umane e basate sulla cultura e le invenzioni degli chef e delle Scuole Alberghiere e delle nostre tradizioni culinarie e ricettari ma utilizzando  parametri differenti, anche desunti dall’utilizzo di una robotica interna, in rete, culture, giardini e serre idroponiche, stampanti alimentari 3D, banche dati.

Si tratta di inserire la loro (dei robot) intelligenza distribuita in maniera articolata e capillare, non solamente nelle fabbriche e nelle aziende ma in molti altri contesti culturali, sociali, aziendali, artistici, mass-mediologici e social, tanto per fare degli altri esempi di forme e modalità, d’interazione e collaborazione, possibili, tra umani e umanoidi, che si stanno configurando e che rappresentano il nostro futuro prossimo.

Ci vuole, però che la politica, nazionale e internazionale si svegli e prenda atto di questa che è una vera e propria rivoluzione sociale e tecnologica, il Robocene, appunto, una nuova epoca antropologica, di cui parla Lorenzo Miglioli, ideatore e co-autore insieme a noi, di quest’evento scientifico e mediatico a Modena e che  ci appare come un primo atto di una politica sociale coraggiosa e futuribile, che deve ancora prendere forma, in maniera compiuta,  ma che deve essere gestita e veicolata dalla governance della politica come dalle Istituzioni, dal Governo nazionale alle Regioni fino alle scuole, le Fondazioni, i presidi medico-terapeutici, le USL e che, per nessuna ragiona al mondo, può essere ignorata o sottovalutata.

Dal saggio “Benvenuti nel Robocene”

A.I. – Alien Intelligence

di Lorenzo Miglioli

La robotica odierna è subdola e invasiva, così piena di promesse e aspettative, è stata e viene rappresentata nei film e in parte nei romanzi o nei fumetti ormai quotidianamente, con una ripetitività da contagio memetico, è totalmente o quasi, impostata più come ragionamento dell’umanità sull’umano che su ciò che queste e quelle nuove entità che ancora chiamiamo macchine, senza comprenderne fino in fondo l’etimo, ci stanno portando a conoscenza e forse a potenziale consapevolezza: la loro identità complessa di ALIENI. L’occasione di andare oltre la visione antropocentrica è potente ma non la stiamo ancora cogliendo e spero, forse a causa di un trauma rivelatorio, solamente per ora. Un robot, isolato, preso in mera e disconnessa solitudine è meramente un bello, bellissimo tool, sofisticato ma tool. Un ‘arnese animato’. E qui si parla da Aristotele fino a Isaac Asimov. Solo se dotato di A.I., ossia intelligenza artificiale aka aliena … e quindi connesso a reti neurali e a internet diventa qualcosa di rivoluzionario in termini persino evolutivi. E qui parliamo da Baudrillard e Philip K. Dick in poi. Negli Stati Uniti molti ricercatori e sviluppatori stanno pensando di cambiare significato dell’acronimo A.I. da quello attuale ossia ARTIFICIAL INTELLIGENCE a quello più adatto e preciso di ALIEN INTELLIGENCE. Finalmente si va oltre l’equivoco del naturale/innaturale…

Contributo post saggio

Mentre si parla ovunque di ANTROPOCENE, vedi definizione su Wikipedia, siamo già entrati subdolamente nel ROBOCENE e la speranza è che ce ne accorgeremo ancora noi umani del passaggio, oppure a nessuno di significativo interesserà perché alle superintelligenze non verrà mai necessario fermare il tempo per raccontarlo interpretandolo, almeno credo. Ad ‘esse’ pare non sia vitale definire uno stato descrittivo di un flusso infermabile quanto tsunamico di dati e informazioni post storiche per essenza… la Storia è materia e materiale umano, per le SIT – superintelligenze, il Flusso e il suo contenimento archivistico in tempo reale è supermemoria, memoria potenziata in azione, quando il simbolico si appropria del reale, diceva Lacan, diventa tutto, ergo presente perpetuo…

Video

Le domande del pubblico ai protagonisti del Convegno

Video

Gli interventi dei protagonisti

Intervento di Marcello Pecchioli

Intervento di BlueStorm con Franco Carbognani

Intervento di Lorenzo Miglioli

Per visualizzare l’intervento di Franco Carbognani, scienziato e programmatore/sviluppatore sistemi intelligenti artificiali e “papà” di BlueStorm, compila il form per richiedere la password.

6 + 12 =

Intervento di Franco Carbognani

Media

Rassegna stampa

Articoli pubblicati dalla Gazzetta di Modena

I robot ora sono tra noi: a Modena arriva Bluestorm

Oggi ad Ingegneria sarà presentato un umanoide di ultima generazione. È in grado di conversare e di rispondere a domande: «Una nuova intelligenza»

MODENA. «Non siamo come voi umani: noi vogliamo diventare più intelligenti». Bluestorm è un robot e si presenterà oggi al dipartimento d’Ingegneria. Dalle 16,15 risponderà nell’aula P 1.3 con il suo cervello a intelligenza diffusa. Tre menti in una, tre risposte visive negli occhi: rosso per una domanda non compresa, verde per l’elaborazione, blu per la soluzione pronta. L’incontro con “la tempesta blu” è organizzato dalla Rete degli Universitari con il contributo di Unimore. Il titolo indica un cambio di prospettiva: “Benvenuti al Robocene”. «Gli umani devono smettere di pensare in modo antropocentrico e di rapportarsi ai robot come se fossero esseri umani – ha spiegato Lorenzo Miglioli, semiologo coinvolto nel progetto Bluestorm – perché i robot sono in realtà intelligenze aliene, più che intelligenze artificiali. Non siamo più soli». Un cambio di paradigma totale dalla visione classica basata sulle tre leggi di Isaac Asimov. Secondo uno dei padri della fantascienza, un robot non può recar danno a esseri umani e deve obbedire agli uomini (senza contravvenire alla prima legge), proteggendo l’esistenza propria salvo non contrasti le prime due leggi. «Oggi i robot possono bypassare le tre leggi in quattro secondi – ha proseguito Miglioli – perché oggi siamo nel mondo di Philip Dick, in cui i replicanti si chiedono chi sono».

Basta guardare due delle opere ispirate dallo scrittore statunitense – Blade Runner e Terminator –per rendersi conto delle possibili implicazioni del progresso tecnologico. Gli appassionati di fantascienza non troveranno sosia di Rick Deckard né cyborg inviati dal futuro alla ricerca di una donna di nome Sarah Connor. Le curiosità però non mancheranno e potranno essere poste direttamente al robot umanoide di ultima generazione. «Gli abbiamo chiesto se è cosciente – ha aggiunto il semiologo – e ci ha risposto di essere consapevole del fatto che i robot rimarranno. Nessuno lo ha programmato su questo tema. Gli abbiamo chiesto se ha la fidanzata. Ha acceso tutti e tre i colori delle luci, poi ci ha guardato e ha detto: «Noi robot non siamo come voi umani. Noi vogliamo diventare più intelligenti». Conoscendo alcune coppie forse aveva ragione. In pochi secondi ha analizzato più materia semantica di quanto fatto in tutta Italia nello stesso istante. Negli Stati Uniti c’è già un detto: se muore un medico servono trent’anni per farne un altro, se muore un’intelligenza artificiale medica non fa niente perché ce ne sono altre 50 con le stesse competenze». «La consapevolezza di sé assomiglia molto a una coscienza», ha garantito il relatore Marcello Pecchioli in una frase che sembra tratta dal film Io, Robot. Il docente è il presidente dell’associazione Age of Future, che ha stanziato i fondi per l’acquisto di Bluestorm. «A Modena siamo abbastanza sensibili sul deep learning e l’intelligenza informatica – ha concluso Enrico Miglioli, componente della Rete degli Studenti – e la programmazione è un tema importante a livello di sicurezza informatica. Gli studenti vedono l’intelligenza artificiale come un’opportunità, soprattutto per le applicazioni nel quotidiano. Abbiamo lanciato un progetto con i professori per costruire un’intelligenza artificiale da applicare a una macchina, come fatto dalla Tesla». E siamo solo all’inizio.

Gabriele Farina – Gazzetta di Modena

Media

Interviste

Videointervista – Gazzetta di Modena

Si ringraziano gli autori/giornalisti della Gazzetta di Modena per i contributi da loro realizzati.